Smartphone e tablet spengono il televisore

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Nei primi 7 mesi del 2017 c’è stato in Italia un calo del 10% nel numero di televisioni vendute, rispetto allo stesso periodo del 2016. Ma c’è chi sta peggio: nello stesso periodo, in Francia il calo si è attestato al 47%.

Il calo di vendite è costante negli ultimi anni, ad eccezione di un piccolo +3,7% registrato nel 2016 (anno in cui si sono svolti i campionati europei di calcio).

Dal punto di vista del mercato, fortunatamente si registra un aumento dello scontrino medio: si comprano meno tv, ma quelle vendute hanno mediamente un prezzo più alto rispetto agli anni precedenti.

Lo scontrino medio è infatti in costante crescita:

  • 364€ nel 2015
  • 370€ nel 2016
  • 387€ nel 2017

Gli acquirenti stanno infatti passando dalla tecnologia Full HD verso le tv 4K.

La crisi di vendita dei televisori, non però collagata ad una crisi della tv in senso più ampio. I più giovani, i millenial, sono comunque abituati a seguire i programmi tv ma lo fanno dal loro smartphone o dal loro tablet, ad esempio tramite la tv on demand.

Romana Andò, sociologa della comunicazione alla Sapienza e coordinatrice con Alberto Marinelli dell’Osservatorio Socialtv racconta:

“Il crollo delle vendite è l’effetto di quella che da anni chiamiamo la televisione in qualunque momento e ovunque. La moltiplicazione degli apparecchi di accesso e degli operatori dei servizi fa sì che oggi si consumino più contenuti ma non soltanto negli spazi domestici tradizionali e nei tempi canonici della visione”

E poi ancora:

“Le pratiche del pubblico più attivo hanno di fatto anticipato le strategie poi attuate dai maggiori distributori, che stanno trasformando un fenomeno di nicchia in pratiche diffuse. Penso al caso dell’ultima stagione di serie di successo che Sky ha dovuto mettere in onda in contemporanea mondiale, per evitare lo streaming pirata. Netflix invece gioca ad anticipare l’attesa dei fan, a promuovere modalità di fruizione immersive (binge watching) e realmente costruite sulle esigenze del pubblico.”

Negli ultimi 70 anni, la televisione nelle case ha assunto il ruolo di aggregatore nelle quali le famiglie – anche con orari e interessi diversi – riuscivano a riunirsi per vedere il loro programma preferito.

Sempre Romana Andò spiega:

“Lo schermo televisivo non ha perso questa funzione sebbene oggi coesistano esperienze di visione assai diversificate rispetto ai tempi, ai luoghi e ai rituali di consumo. L’apparecchio tv tradizionale continua a mantenere il primato tra gli schermi con cui consumare contenuti televisivi: secondo i dati dell’Osservatorio sul 2016, il 74 per cento del campione usa sempre o spesso la tv principale dell’abitazione, soprattutto per tempi di visione che superano l’ora. Non va sottovalutata, infine, la presenza di schermi che garantiscono una condivisione più elettiva, con parenti, amici, compagni o persino sconosciuti ai quali, però, ci unisce la passione per un determinato contenuto. Ricreando così un focolare attorno al quale trovarsi non necessariamente in presenza, ma altrettanto coinvolgente”.

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